Dopo un Derby come quello dell’altra sera capace di accarezzare la storia e di fare esplodere mille emozioni, pensi a tappi di champagne che volano, a baci & abbracci, complimenti e soddisfazioni. E invece no, cosa fanno quelli dell’Inter? Come racconta qui a fianco la sempre bene informata Laura Alari, alcuni giocatori e l’allenatore si affrontano, si insultano, si spintonano, arrivano quasi alle mani, tirano in ballo vecchi rancori.
Insomma vanno alle mamme, come dicono i toscani, con la più classica delle bolge alla faccia di tutte le regole del gruppo e dello sport. Alla fine Mancini minaccia le dimissioni che forse non darà mai, ma questo diventa persino un dettaglio. Il tutto alla vigilia della partita di domani contro lo Spartak Mosca decisiva per la permanenza nella Champions League.
Un bell’ambientino, niente da dire. La speranza (per l’Inter) è che questa enorme quantità di adrenalina faccia sentire i suoi effetti anche in campo. Del resto, e qui Moratti può consolarsi, anche nello spogliatoio della grande Inter di Helenio Herrera c’era una situazione simile a questa e forse il segreto del successo era proprio quello. Ancora forse, naturalmente.
Comunque altri tempi, oggi è estremamente complicato gestire un gruppo di amici in campo e nemici fuori, soprattutto quando i giocatori sono una trentina e tutti vogliono giocare. Se Moratti vuole cominciare a vincere senza Guido Rossi deve imporre delle regole serie e ferree come mai fatto in passato. I giocatori non sono figli da accarezzare o eroi da venerare, ma dei professionisti pagati a peso d’oro e come tali devono comportarsi.
Sistemato il caso Adriano, il cinismo e la durezza vanno allargati a tutti. Moratti faccia il padrone e non il babbo.



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