30/11/2006
..sta con Zoro..



La Vergogna di Milano Siete Voi...


27/11/2006

"Io speravo che le cose fossero cambiate e ci spero ancora. Però lo ripeto, con un paio di altri arbitraggi così io me ne vado dal calcio".

"l'arbitraggio mi ha ricordato gli arbitraggi che subivo prima di Calciopoli contro la Juventus",

"Ad ogni intervento che Amauri faceva su quella mammoletta di Materazzi, Rosetti fischiava fallo. Al contrario, la stessa cosa non accadeva sui duri interventi dei difensori dell’Inter. Rosetti ha gestito volutamente in maniera ignobile la partita, non ha fatto sbagli in buona fede".

«Mancini? Da che pulpito arriva la predica, quando allenava altre squadre sugli arbitri ne diceva di tutti i colori, ora che riceve favori non rischiesti dice di non volerne più parlare...»

IDOLO! IDOLO! IDOLO!



27/11/2006
"Non mi sento affatto favorito dagli arbitri, sento invece di avere una squadra forte".



Il Piangina, resta Piangina anche quando ruba


26/11/2006
LupinL'inter trova un'altra vittoria. Ancora una volta Mancini azzecca la mossa vincente, e schiera come fantasista a tutto campo Rosetti, che oggi da spettacolo.

Al 15' minuto, con l'inter in vantaggio, chiaro il rigore su Amauri, con Cordoba che lo sbilancia mentre il bomber è in area. Rosetti fa un grandissimo numero, fischiando un gioco pericoloso estratto dal cilindro come un conglietto bianco. Standing Ovation.

45' minuto del primo tempo: viene fischiato il primo fallo a favore di Amauri. Fino a quel momento, tutti contro. Rosetti fischia benissimo: appena l'inter soffre un po', stoppa l'azione.

Nella ripresa, però, c'è la vera magia, un po' alla Ronaldinho: chiarissimo fallo di Vieira su Caracciolo nella metà campo neroazzurra. Rosetti porta il fischietto alla bocca, ma pregustando il fantastico contropiede che si sarebbe potuto generare, fa giocare. Indovinate chi segna il 2 a 1. Proprio lui: la giraffa.

Colpi di genio anche nel finale: Materazzi calpesta Brienza al limite dell'area. Si gioca.

E si conclude con un numero ad alto effetto. Rimessa laterale per il Palermo in zona d'attacco. Ultimi secondi del match. Preso dal panico il mitico Rosetti emette un fischio a caso nell'area dell'inter. Subito dopo fischia la fine.

Genio.

Ma stasera, siamo sicuri, Controcampo (la tv del Milan), attaccherà l'inter con tutte le sue forze. In diretta posso dirvi che sono già schierati i "grandi accusatori" che stasera si accaniranno sulla "mediaticamente debole" squadra neroazzura: Franco Rossi, Enrico Bertolino e Luisito Suarez.

Franco Ordine apre bocca per dire che Vieria sul gol ha fatto fallo: il pubblico lo sommerge di fischi. Il potere mediatico del Milan, non ha confini.


26/11/2006
FOZZA PALEMMO!!!



24/11/2006
GERONZI, CRAGNOTTI, PADOVAN E CANOVI.

L'interrogatorio di Chiara Geronzi, figlia del banchiere Cesare: "Roberto Mancini era tra gli azionisti della GEA. Il 40% delle quote era in mano alla società Roma Fides, fiduciaria composta da Giuseppe De Mita e Roberto Mancini".
L'allora attaccante e poi allenatore della Lazio, oggi tecnico dell'Inter tra i più duri avversari di Moggi e del suo mondo, ha sempre negato tutto.

(Repubblica)

L'ex presidente della Lazio racconta in un libro tutti i segreti della sua gestione.
Sull'attuale tecnico dell'inter: "La sua morale era solo quella d'incrementare il conto in banca in piena austerity. Il suo stipendio salì a 7 miliardi. E porto' all'Inter tutti i migliori. Mancini fu tra i soci fondatori della Gea. Come uomo mi ha deluso".

(Il Messaggero)

Dall'editoriale di Padovan di oggi: "Restiamo in (sfiduciata) attesa di leggere su qualche quotidiano amico della squadra e della società nerazzurra (ce ne sono tanti e di importantissimi) le ragioni per cui Mancini ha sempre smentito la sua appartenenza alla Gea. Smentirà anche Chiara geronzi, sua amica o ex amica? E se lo farà, quali argomenti potrà usare? Dubito fortemente che Mancini torni sulla spinosissima questione, visto il rapporto che ha con la stampa, con la lingua italiana e - non in ultima analisi - con la verità.
Mancini era il centro della Lazio di Cragnotti. E si è servito dell’uno e dell’altro finchè gli ha fatto comodo per la sua inspiegabile carriera di allenatore protetto da Federazione, Settore tecnico e ambienti ad essi contigui.
Venendo all' editoriale di ieri sulla Gazzetta dello Sport, nel prendere per l’ennesima volta le distanze dalla Gea, Cannavò - al pari di Mancini - incorre in qualche fondamentale amnesia. Parla di spocchia, spregiudicatezza, molta abilità e persino una grande “fiera del calcio”, organizzata in grande pompa ogni anno a Milano, con una copertura televisiva che era più che altro uno spot pubblicitario, fondato sul culto della personalità della dinastia Moggi.
Dimentica però che quella “fiera” si chiamava Expogoal ed aveva tra i partner principali proprio Rcs e la Gazzetta dello Sport, quotidiano che a quella “fiera” ha dedicato spazio e lustro grazie alle sue migliori firme. Cannavò era tra essi. Dati e date, non illazioni"

(Tuttosport)

Dall'intervista di Canovi, membro Gea World:


Ad esempio tutti sanno chi fu a far cambiare il regolamento della Federazione per consentire a Mancini di allenare la Fiorentina. Il grande protettore di Mancini era Geronzi.

Credo che non si sia voluto arrivare, allora, a fondo della questione. Se si fosse domandato all'avvocato Valitutti, che era presidente del centro tecnico federale di Coverciano, per quale motivo fu cambiato il regolamento si sarebbe accertato tutto subito".

(Quotidiano.net)




"...perchè NOI siamo onesti..."



23/11/2006
ll nome di Roberto Mancini accostato a quello della Gea ha fatto particolarmente rumore nei giorni scorsi, ma Zdenek Zeman, attuale tecnico del Lecce e pioniere della crociata contro i mali del calcio e lo strapotere di Moggi e soci, non è rimasto affatto colpito dalle nuove rivelazioni. "Io lo sapevo dal primo giorno - attacca il boemo - e mi sorprende che i giornali e gli organi di stampa ignorassero la cosa".



Articolo completo

Grazie a Giu86

Ciao Onestoni!


23/11/2006
PILLOLE NEL CAFFE'
Che Herrera dava ai giocatori.
Molti dei quali sono morti.
Un ex, Ferruccio Mazzola, racconta il doping della Grande Inter.


Al tempo delle dichiarazioni di Ferruccio Mazzola Facchetti non era ancora morto.

Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. "Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto", dice Ferruccio.

A che cosa si riferisce, Mazzola?
"Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè.

Da quel giorno 'il caffè' di Herrera divenne una prassi all'Inter".


Cosa c'era in quelle pasticche?
"Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...".

Suo fratello?

"Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...".

A chi si riferisce?
"Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato.
Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C.
Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...". (Oggi, purtroppo, si è aggiunto Giacinto Facchetti, ndr)

A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.

"Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ('Il terzo incomodo', scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma".

Perché?
"Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità".

Ma lei di Facchetti non era amico?
"Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti".

Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni?
"Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...".

Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?
"Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...".

De Sisti smentisce di essersi dopato.
"'Picchio' in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...".

E alla Lazio?
"Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno".

Altre squadre?

"Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel 1969?".

Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...
"Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio".

Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...
"Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così".

E oggi secondo lei il doping c'è ancora?
"Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...".

I ragazzini?
"Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto".


22/11/2006
Ore 20:45





22/11/2006
Marco Materazzi furioso con lo staff medico dell'Inter per un uovo. Sì, avete letto bene, un uovo. Il difensore nerazzurro infatti avrebbe chiesto, durante la cena di ieri, un uovo in più sulla sua bistecca ma i medici hanno impedito al giocatore questo strappo alla regola.

"Avevo fame - spiega Materazzi alla Gazzetta dello Sport- e poi sono abituato a mangiare sempre due uova prima delle gare importanti. E' una questione scaramantica. Preferisco ridere di questa cosa perchè altrimenti dovrei pensare male".

In effetti pare molto strano come un episodio strettamente legato alla vita in ritiro della squadra sia uscito dalle stanze di Appiano Gentile.

C'è da ridere o da piangere?

materazzi copia
Grazie a Giu86