27/03/2007

La storia delle disfatte europee dell’Inter in Coppa dei Campioni o Champions League che dir si voglia parte dalla stagione sportiva 1965/66 ed arriva fino ai giorni nostri. Nell’arco di questi 42 anni si sono susseguite le battute di arresto della compagine nerazzurra comprensive di due finali perse con Celtic ed Ajax ai tempi della tv in bianco e nero, privilegio per pochi intimi ricchi del periodo.
Ma andiamo con ordine, iniziamo proprio dalla stagione 1965/66, l’Inter Campione d’Europa in carica, suona pure male, vede interrotta la sua avventura europea dal Real Madrid in semifinale. Dopo la sconfitta all’andata con goal per le camisete blanche di Pirri al ritorno subisce subito il goal di Amancio ed abbandona dopo appena venti minuti la speranza di ripresentarsi in finale. Il goal di Facchetti mitiga la delusione per un eliminazione che sara’ la prima di una lunga serie. Contro lo stesso Real l’anno successivo si consuma la rivincita che vede come eroe Cappellini. Ma la finale con il Celtic spezza ancora una volta e se possibile in modo ancor più cruento dell’anno precedente il sogno europeo dei nerazzurri. La squadra scozzese domina fin dai primi minuti la partita e nonostante un goal di Mazzola su rigore inventato dal "cortese" arbitro di turno, ribalta lo svantaggio e porta in Scozia la Coppa dei Campioni. Si devono attendere 5 anni prima di rivedere l’Inter in gara nella massima competizione europea. Passano gli anni ma rimane una continuita’ di coincidenze che spingono la stampa nostrana a rinominare l’Inter con l’appellativo di “Calimero d’Europa”. Lo squadrone nerazzuro cosi’ come cinque anni prima infatti inizia la sua avventura europea senza problemi nei primi turni eliminatori, fino ad imbattersi come 5 anni prima nel Celtic, squadra che aveva spezzato il sogno europeo meneghino. La storia si ripete, rivincita consumata anche se dopo i calci di rigore e tutti in finale! Bene, sorvolando sul gioco espresso e lo stradominio dell’Ajax, il tabellone del risultato finale riporta Ajax-Inter 2-0 48' Cruijff, 77' Cruijff. L’ennesima Caporetto si e’ consumata, tutti a casa, la coppa va in Olanda. Devono passare altri 9 anni per poter vedere una nuova partecipazione alla Coppa da parte del “Calimero d’Europa” ed anche questa campagna europea parte con i presupposti di rivincita. Saltati a pie’ pari i turni preliminari si arriva alla semifinale con il glorioso Real Madrid, andata in spagna 2-0 secco per i madrileni, Santillana e Juanito. Tutti credono nell’impresa, non sempre puo’ andar male. Si respira l’aria di finale. Il goal di Graziano Bini nel secondo tempo alimenta le speranze degli interisti. esultanza alle stelle del libero, la curva si catapulta nei gradoni. Ma niente di niente, Real in finale, tutti a casa per l’ennesima volta. Sigh. Avanti con gli anni si arriva alla stagione 1989/90, il Milan è fresco Campione d’Europa, l’Inter campione d’Italia si appresta a sfidare i cugini in un’avvincente duello in europa, la squadra dei records di Trapattoni punta alla vittoria finale dopo lo scudetto oscurato dall’impresa dei rossoneri in campo europeo. Primo turno: Fuori. Andata a Malmoe 1-0 Lindman. Il ritorno sara’ una formalita’, tutti lo credono. La partita stenta a decollare, la matricola resiste agli attacchi ma al 69’simo ecco il goal, Serena insacca l’incubo si dissolve. Ma 12 minuti dopo Enqvist trafigge Zenga. E’ l’1-1. S.Siro sprofonda in un silenzio assordante. Fuori al primo turno. Roba da non credere.
Trascorrono altri 10 lunghi anni, il Milan vince altre 3 coppe dei campioni e si appresta a vincere lo scudetto con Zaccheroni, l’Inter agevolata dall’istituzione della Champions League che prevede 4 posti per l’Italia dopo turni agevoli approda nei quarti di finale contro il Manchester Utd. Vi ricordate l’esito del doppio confronto con il Real? stessa storia piu’ o meno 2-0 all’andata ritorno 1-0 di Ventola. “Ce la facciamo, stavolta ce la facciamo!”. Non ce la fanno. All’88simo Scholes sigla l’uno a uno. RiOut. Quattro anni dopo nuovo tentativo partite su partite gironi su gironi, avanti spediti, si approda in semifinale, contro il Milan. Ahia bofonchia qualche tifoso, questa no eh. Contro loro no. E’ storia d’oggi poco da ricordare, 0-0 all’andata, 1-1 al ritorno Milan in finale con la Juventus al posto loro, e vince per di più la Coppa, roba da suicidio collettivo. Con la mente che torna ciclicamente sul fotogramma del ginocchio di Abbiati che respinge il tiro di Kallon. Li c’è la sintesi dell’essere interista, mani nei capelli ed occhi colmi di lacrime. In più l’amarezza di uscire senza essere sconfitti. Il peggio del peggio. L’allegra compagnia ci riprova l’anno susseguente, girone eliminatorio e gran partenza con un 3-0 tondo a Londra contro l’Arsenal. Il Presdiente Moratti gonfia il petto, “Questa è l’Inter che voglio”. In seguito 3-0 in Russia contro la Lokomotiv Mosca, l’umiliazione di un 5-1 in casa contro i gunners ed ultima giornata a Kiev con l’obbligo per entrambe le squadre di vincere, finisce in parita’ tutte e due fuori, roba da Inter, l’Arsenal ringrazia. Ed arriviamo al 2004/2005 ancora il Milan, stavolta nei quarti di finale, 2-0 all’andata, al ritorno sotto 1-0, esplode la follia di una curva sull’orlo di una crisi di nervi. Piove di tutto in campo, partita sospesa, figuraccia in mondovisione. Anche questo è Inter . E giù giù fino ai giorni nostri, 2005/2006 Arruabarrena firma l’1-0 della corazzata Villarreal che spazza la Mancini’s band dalla Champions. Ed eccoci al 2006-2007, il Valencia ferma di nuovo il sogno europeo, 2-2 all’andata, 0-0 in Spagna, con corrida finale e squalifiche per risse. 42 anni senza di te, 42 anni di astinenza, c’e’ da perdere la pazienza.
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25/03/2007

Oggi sono 21 anni di Presidenza di Silvio Berlusconi.

7 Scudetti (nessuno a tavolino)

4 Coppe dei Campioni (nessuna a tavolino)

2 Coppe Intercontinentali (nessuna a tavolino)

4 Supercoppe Europee (nessuna a tavolino)

5 Supercoppe Italiane (nessuna a tavolino)

1 Coppa Italia (nessuna a tavolino)

Per chi obietta dicendo che Moratti è presidente "solo" da 14 anni, ricordo che Berlusconi dopo 5 anni di presidenza aveva già disputato tre finali di Coppa dei Campioni.

Ricordo inoltre che tra ingaggi e trasferimenti Massimo Moratti ha superato in 14 anni quello che Berlusconi ha speso in 21. Però ha vinto più Coppe Italia.

Auguri Presidente!
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24/03/2007

Ovverosia, le 17 giornate inflitte dall'Uefa ai 4 giocatori nerazzurri sono il minimo sindacale per un club sempre più incapace di accettare il verdetto del campo: come i mille precedenti dimostrano.

Diciamo la verità: uscire dalla Champions eliminati dal Valencia e con una zavorra di 17 giornate di squalifica (distribuite fra 4 giocatori: 6 Burdisso, 6 Maicon, 3 Cordoba, 2 Cruz), non è il massimo: specie dal punto di vista dell’immagine. L’Inter di Mancini – ma forse è il caso di dire: l’Inter di Moratti – sta diventando un problema, in Europa, per la sua inquietante, congenita incapacità di accettare il verdetto del campo. Non ci credete? Seguiteci. La rissa con caccia all’uomo di Valencia (Inter eliminata agli ottavi) è ancora negli occhi di tutti: con la coda delle 17 giornate di squalifica e la baraonda negli spogliatoi (vedi Toldo che sfonda lo sbarramento e si catapulta nello stanzone del Valencia) su cui l’Uefa fortunatamente ha chiuso un occhio. Un anno fa, nella partita più avvilente della sua storia – quella dell’eliminazione ai quarti a Villareal – l’Inter dovrebbe prendersela solo con se stessa; in campo non succede nulla di particolare eppure Materazzi non perde l’occasione – con una gomitata violenta – di spaccare la faccia a Sorin - sul risultato di 0-0 - non visto dall’arbitro. Altro passo indietro, l’anno prima: il derby europeo col Milan (quarti di finale) finisce come finisce, con la partita sospesa per lancio di petardi - uno colpisce in testa Dida - e i giocatori dell’Inter che protestano istericamente per un gol annullato in modo ingiusto (per la cronaca: il Milan ha vinto l’andata 2-0 e quando l’arbitro annulla il gol di Cambiasso, a mezzora dalla fine del match di ritorno, il Milan sta vincendo 1-0 con gol di Shevchenko). Una figuraccia peggiorata dal comportamento dei giocatori nerazzurri – capitan Cordoba in testa – che circondano l’arbitro e applaudono ironicamente la sua decisione di sospendere il match addossandogli – agli occhi dei tifosi – la colpa dei disordini.

Ricapitolando: le ultime 3 avventure interiste in Champions (Mancini allenatore, Moratti presidente) si sono chiuse nel poco edificante modo che abbiamo ricordato, con pesanti squalifiche del campo, di giocatori e mega-multe inflitte alla società (l’ultima: di 150 mila euro). Se poi vi venisse voglia di sfogliare altre pagine del Libro Nero, e andare più indietro nel tempo, scoprireste che nel febbraio del 2001 – l’altro ieri - l’arbitro Barber sospese Inter-Alaves 0-2 (Coppa Uefa) per lancio di seggiolini in campo, uno dei quali sfondò la rete difesa dal portiere spagnolo Herrera. L’Inter subì una maxi-squalifica del campo.

Sorprendenti sono poi i pianti e le lagnanze per la mano pesante (?) usata dai giudici dopo i fatti di Valencia. A noi sembra che l’Uefa abbia fatto quel che doveva, a cominciare dai 7 mesi di fermo totale per Navarro, l’autore del gesto più ignobile e violento; e che anzi abbia elegantemente sorvolato sugli indecorosi tafferugli esplosi negli spogliatoi, con Toldo e Cambiasso protagonisti.

Su Burdisso, poi, è il caso d’intendersi. Abbiamo passato un’estate, un autunno e un inverno a indignarci – tutti – per la scomposta e sproporzionata reazione di Zidane alla provocazione di Materazzi nella finale mondiale (“gli insulti in campo ci sono sempre stati”, “le provocazioni fanno parte del gioco”, e via commentando). Ebbene: dopo aver visto Burdisso scattare come un invasato verso i giocatori spagnoli al fischio finale, totalmente incapace di controllarsi al punto da costringere 4 o 5 compagni ad accorrere per arginarne la furia, Zidane sembra già dimenticato e siamo tutti pronti, e schierati, a difendere il povero difensore argentino vittima di chissà quali provocazioni. E invece, delle due l’una: o Burdisso ha perso la testa perché qualcuno gli ha ricordato la malattia della sua bambina, e allora l’argentino ha il dovere di denunciare la cosa (e l’Uefa di aprire un’inchiesta) e la gente, finalmente, può capire e addirittura apprezzare la sua furia incontrollabile; oppure è successa una cosa alla Materazzi-Zidane, tipo “tua madre, tua sorella”, e allora Burdisso ha sbagliato misura, così come la sbagliò – 9 mesi fa – Zidane a Berlino. Perché una cosa è certa: se Burdisso al fischio finale se ne fosse rimasto buono e tranquillo, a Navarro non sarebbe mai venuto in mente di andare in campo a spaccargli il naso con un pugno.

Ancora, la caccia all’uomo vista in campo dopo il pugno a Burdisso con 4 interisti che partono all’inseguimento di Navarro: Cruz (che lo sfiora con un calcio), Cordoba (che il calcio glielo ammolla e poi cade), Ibrahimovic (che non gli arriva mai a tiro) e Maicon (che lo scalcia a due piedi con una mossa da kung fu). “Quando vedi un tuo compagno aggredito vigliaccamente, non puoi tirarti indietro”, hanno detto tutti. Siamo proprio sicuri? E se è così: perché nella finale di Berlino gli azzurri non si scagliarono contro Zidane per vendicare Materazzi? Eppure qualcuno che vide l’aggressione in tempo reale ci fu: come Buffon, che andò platealmente a protestare con assistente e quarto uomo; o Gattuso, che discusse a lungo con l’arbitro prima che questi mostrasse al francese il cartellino rosso. Dice: si stava giocando una finale mondiale, c’era la Coppa in ballo... Eh no! Se la logica è quella che davanti all’aggressione vigliacca di un tuo compagno non puoi tirarti indietro per una questione di onore, allora non c’è discussione: vai a farti giustizia di Zidane così come ci vai per Navarro. Non è che una volta sei un uomo e un’altra no, a seconda dell’importanza della posta in palio.

Contro le 17 giornate di squalifica l’Inter ha preannunciato ricorso. Fossimo in Moratti, non lo faremmo. Visti i trascorsi, il rischio è di farsene dare 20.

Paolo Ziliani
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