
La storia delle disfatte europee dell’Inter in Coppa dei Campioni o Champions League che dir si voglia parte dalla stagione sportiva 1965/66 ed arriva fino ai giorni nostri. Nell’arco di questi 42 anni si sono susseguite le battute di arresto della compagine nerazzurra comprensive di due finali perse con Celtic ed Ajax ai tempi della tv in bianco e nero, privilegio per pochi intimi ricchi del periodo.7 Scudetti (nessuno a tavolino)
4 Coppe dei Campioni (nessuna a tavolino)
2 Coppe Intercontinentali (nessuna a tavolino)
4 Supercoppe Europee (nessuna a tavolino)
5 Supercoppe Italiane (nessuna a tavolino)
1 Coppa Italia (nessuna a tavolino)

Diciamo la verità: uscire dalla Champions eliminati dal Valencia e con una zavorra di 17 giornate di squalifica (distribuite fra 4 giocatori: 6 Burdisso, 6 Maicon, 3 Cordoba, 2 Cruz), non è il massimo: specie dal punto di vista dell’immagine. L’Inter di Mancini – ma forse è il caso di dire: l’Inter di Moratti – sta diventando un problema, in Europa, per la sua inquietante, congenita incapacità di accettare il verdetto del campo. Non ci credete? Seguiteci. La rissa con caccia all’uomo di Valencia (Inter eliminata agli ottavi) è ancora negli occhi di tutti: con la coda delle 17 giornate di squalifica e la baraonda negli spogliatoi (vedi Toldo che sfonda lo sbarramento e si catapulta nello stanzone del Valencia) su cui l’Uefa fortunatamente ha chiuso un occhio. Un anno fa, nella partita più avvilente della sua storia – quella dell’eliminazione ai quarti a Villareal – l’Inter dovrebbe prendersela solo con se stessa; in campo non succede nulla di particolare eppure Materazzi non perde l’occasione – con una gomitata violenta – di spaccare la faccia a Sorin - sul risultato di 0-0 - non visto dall’arbitro. Altro passo indietro, l’anno prima: il derby europeo col Milan (quarti di finale) finisce come finisce, con la partita sospesa per lancio di petardi - uno colpisce in testa Dida - e i giocatori dell’Inter che protestano istericamente per un gol annullato in modo ingiusto (per la cronaca: il Milan ha vinto l’andata 2-0 e quando l’arbitro annulla il gol di Cambiasso, a mezzora dalla fine del match di ritorno, il Milan sta vincendo 1-0 con gol di Shevchenko). Una figuraccia peggiorata dal comportamento dei giocatori nerazzurri – capitan Cordoba in testa – che circondano l’arbitro e applaudono ironicamente la sua decisione di sospendere il match addossandogli – agli occhi dei tifosi – la colpa dei disordini.
Ricapitolando: le ultime 3 avventure interiste in Champions (Mancini allenatore, Moratti presidente) si sono chiuse nel poco edificante modo che abbiamo ricordato, con pesanti squalifiche del campo, di giocatori e mega-multe inflitte alla società (l’ultima: di 150 mila euro). Se poi vi venisse voglia di sfogliare altre pagine del Libro Nero, e andare più indietro nel tempo, scoprireste che nel febbraio del 2001 – l’altro ieri - l’arbitro Barber sospese Inter-Alaves 0-2 (Coppa Uefa) per lancio di seggiolini in campo, uno dei quali sfondò la rete difesa dal portiere spagnolo Herrera. L’Inter subì una maxi-squalifica del campo.
Sorprendenti sono poi i pianti e le lagnanze per la mano pesante (?) usata dai giudici dopo i fatti di Valencia. A noi sembra che l’Uefa abbia fatto quel che doveva, a cominciare dai 7 mesi di fermo totale per Navarro, l’autore del gesto più ignobile e violento; e che anzi abbia elegantemente sorvolato sugli indecorosi tafferugli esplosi negli spogliatoi, con Toldo e Cambiasso protagonisti.
Su Burdisso, poi, è il caso d’intendersi. Abbiamo passato un’estate, un autunno e un inverno a indignarci – tutti – per la scomposta e sproporzionata reazione di Zidane alla provocazione di Materazzi nella finale mondiale (“gli insulti in campo ci sono sempre stati”, “le provocazioni fanno parte del gioco”, e via commentando). Ebbene: dopo aver visto Burdisso scattare come un invasato verso i giocatori spagnoli al fischio finale, totalmente incapace di controllarsi al punto da costringere 4 o 5 compagni ad accorrere per arginarne la furia, Zidane sembra già dimenticato e siamo tutti pronti, e schierati, a difendere il povero difensore argentino vittima di chissà quali provocazioni. E invece, delle due l’una: o Burdisso ha perso la testa perché qualcuno gli ha ricordato la malattia della sua bambina, e allora l’argentino ha il dovere di denunciare la cosa (e l’Uefa di aprire un’inchiesta) e la gente, finalmente, può capire e addirittura apprezzare la sua furia incontrollabile; oppure è successa una cosa alla Materazzi-Zidane, tipo “tua madre, tua sorella”, e allora Burdisso ha sbagliato misura, così come la sbagliò – 9 mesi fa – Zidane a Berlino. Perché una cosa è certa: se Burdisso al fischio finale se ne fosse rimasto buono e tranquillo, a Navarro non sarebbe mai venuto in mente di andare in campo a spaccargli il naso con un pugno.
Ancora, la caccia all’uomo vista in campo dopo il pugno a Burdisso con 4 interisti che partono all’inseguimento di Navarro: Cruz (che lo sfiora con un calcio), Cordoba (che il calcio glielo ammolla e poi cade), Ibrahimovic (che non gli arriva mai a tiro) e Maicon (che lo scalcia a due piedi con una mossa da kung fu). “Quando vedi un tuo compagno aggredito vigliaccamente, non puoi tirarti indietro”, hanno detto tutti. Siamo proprio sicuri? E se è così: perché nella finale di Berlino gli azzurri non si scagliarono contro Zidane per vendicare Materazzi? Eppure qualcuno che vide l’aggressione in tempo reale ci fu: come Buffon, che andò platealmente a protestare con assistente e quarto uomo; o Gattuso, che discusse a lungo con l’arbitro prima che questi mostrasse al francese il cartellino rosso. Dice: si stava giocando una finale mondiale, c’era la Coppa in ballo... Eh no! Se la logica è quella che davanti all’aggressione vigliacca di un tuo compagno non puoi tirarti indietro per una questione di onore, allora non c’è discussione: vai a farti giustizia di Zidane così come ci vai per Navarro. Non è che una volta sei un uomo e un’altra no, a seconda dell’importanza della posta in palio.
Contro le 17 giornate di squalifica l’Inter ha preannunciato ricorso. Fossimo in Moratti, non lo faremmo. Visti i trascorsi, il rischio è di farsene dare 20.