27/03/2008



Quando vidi Alexandre Pato per la prima volta era il 27 novembre 2006: SportItalia, un obbligo per chi, come me è un grande appassionato di Calcio, e meglio ancora se sudamericano, trasmetteva i consueti highlights della giornata del Brasilerao ed un ragazzino di 17 anni scarsi, esordiente tra i professionisti, rubò subito la mia attenzione. Tre assist, di cui uno scucchiaiato al bacio, un gol: Internacional-Palmeiras finì 4-1, ma avremmo fatto meglio a dire Alexandre Pato-Palmeiras 4-1. Quel giorno iniziò la mia malattia, anzi la mia Pato-logia, per quello che a sangue freddo battezzai il nuovo Fenomeno del Calcio Mondiale: da allora via con i torrent da scaricare di partite dell'Internacional che, avendo poche fonti, ci mettevano a volte anche giorni e giorni, via con la ricerca frenetica di ogni informazione sulla Rete, che si mostrava però impreparata quanto me al misterioso esordio del Craque. Poi venne il Mondiale per Club, trasmesso - guarda caso - sempre da SI, e fu un lampo di luce da poter gustarsi direttamente in TV, senza pazzi telecronisti brasileiri o immagini di scarsa qualità: gol all'Ah Alhly, ma soprattutto quel palleggio spalla-tacco-spalla sulla fascia destra che sarebbe poi entrato in ogni clip di presentazione di quel numero 11 fantastico. Entusiasmato dai suoi match nel Sudamericano Sub20, l'equivalente (un po' più spettacolare e difficile, senza offesa per nessuno) dell'Europeo Under 21, decisi di scriverne un articolo per Tuttomercatoweb.com, il sito per cui da anni collaboro: qualcuno, mesi dopo, mi ha chiesto se avessi dei poteri particolari perchè in quella Bibbia del Pato-fan, la prima in Italia e forse tra le primissime nell'intero Net, avevo previsto uno sbarco in Rossonero del giovane Fenomeno, per un nuovo ciclo di succesi da culminare in Giappone con il Mondiale per Club. In quel "momento calcistico" invece, Patinho fu forse sottovalutato, snobbato, persino deriso, e con lui il mio articolo: "Sarà uno dei tanti pseudofenomeni sudamericani che poi qui falliscono" dicevano QCSNI - Quelli Che Se Ne Intendono - che forse sono convinti che Ronaldo, Ronaldinho, Kakà, Messi, Aguero, e tanti altri siano nati ad Helsinki, Copenhagen, Bruxelles, Sofia. Intanto la Stella continuava a segnare a raffica, all'esordio in Libertadores, all'esordio in Recopa, a qualsiasi torneo partecipasse, probabimente anche a quelli di Playstation con i compagni di squadra in ritiro: qualche infortunio di troppo (una fragilità che purtroppo anche nei primi mesi in rossonero sta emergendo) ed un nuovo tecnico suicida (Alexandre Gallo, che forse per invidia "tra uccelli" boicottava il Papero) fecero leggermente calare i riflettori su di lui, dando apparentemente ragione ai suddetti fans dei Giovinco, Gilardino e Rolando Bianchi come futuri Pallone d'Oro della Storia. Ed invece, "come d'Incanto" , come lo ha soprannominato il cantore rossonero Carlo Pellegatti, Pato: un discreto Mondiale Under 20, giocato sì e no al 30% delle sue possibilità, è bastato ed avanzato a convincere la sempre scettica dirigenza rossonera ad investire una cifra importante su di lui. Lo dissi in tempi non sospetti e voglio ridirlo ora, all'indomani dell'ennesimo Everest scalato dal ragazzo gaucho all'esordio in Nazionale: Alexandre segnerà con inchiostro indelebile il calcio mondiale come solo un numero 9 ha saputo fare da Pelè in poi. Quel numero 9 col tempo è diventato 99 ed è colui che, in quella freddissima sera di gennaio, a San Siro contro il Napoli, gli ha passato il testimone: io c'ero, in tribuna stampa prima e nella mixzone poi, ad ammirare una dose di classe forse mai vista tutta insieme in Rossonero nei 109 anni di storia. E mentre aspettiamo il ritorno di Ronie (per una partita, per una stagione o per altre 100, come vorrà Dio), possiamo urlare senza paura una certezza, che sa di liberazione: ora e per tanto tempo, speriamo per sempre, il (nuovo) Fenomeno ce l'abbiamo noi. E chissà che non sia un risarcimento del Dio del Calcio per averci dato troppo tardi Ronaldo ed avercelo portato via così. Forza Alexandre, la strada per diventare il giocatore più forte della storia del Milan è spianata: quanti colpi hai tenuto ancora nascosti e sfodererai per far innamorare San Siro? Gol di tacco, tricks, acrobazie: noi siamo pronti. La Leggenda è iniziata, e crediamo non avrà mai fine...

Francesco Letizia
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26/03/2008

Ci sono stagioni che nascono storte, e finiscono peggio.

Paradossalmente, questo non è il nostro caso. La nostra stagione nasce sotto la benedizione di una Supercoppa Europea tanto bella quanto malinconica, dedicata al ricordo di un ragazzo che non c'è più. Una serata di grande calcio ed enormi emozioni.

Passando per le note difficoltà del campionato, si arriva a Yokohama, a rigiocarsi una finale persa troppo malamente non tantissimi anni fa, stravincendola, e salendo sul tetto del mondo.

Una stagione fino a quel momento dai contorni magici. Poi, quelle difficoltà mascherate dalle coppe di inizio stagione sono venute fuori, con la gravità che sappiamo e con i risultati che tutti possiamo vedere.

Ma, come detto, questa stagione non è nata storta, e seppure finirà peggio di come iniziata, non è detto finisca male. Perchè se la stagione è veramente storta, se tutto deve andarti male, magari può capitare che alla vigilia di una difficile semifinale di Coppa il tuo miglior bomber prenda la tonsillite, oppure che ti arbitri un certo Bertini a Torino o che ne prendi 3 in sei minuti. Non tutto è da buttare.

E la dimostrazione che non è una stagione disgraziata la troviamo nel fatto che la Fiorentina la vediamo ancora, davanti a noi. Perchè quei 4 punti sono sempre 4. Nonostante le nostre sconfitte, le nostre cadute, i pareggi in casa e le brutte figure. Non perdiamola di vista questa Coppa, che per noi vuol dire tanto, forse tutto a questo punto. Non partiamo già sconfitti, perchè non lo siamo.

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23/03/2008

Di una felice e serena Pasqua da MilanoRossonera.

Il blog riprende Martedì.
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20/03/2008

Deprimente. Forse è questo l'aggettivo esatto per classificare la partita del Milan di ieri sera. La delusione è tanta, troppa, e le parole escono dalla mia testa pesanti come macigni. E' per questo che mi affido al pensiero, sempre lucido e razionale, di flussodicoscienza:

We don't have a dream. Sembrava un discorso razionale: uscendo dalla Champions il Milan crescerà in campionato. I fatti dicono il contrario. Perchè? L'impressione è che questa squadra, abituata a volare alto e ad avere traguardi di prim'ordine, sia svuotata mentalmente. E così a Roma fai la miglior partita dell'anno e quattro giorni dopo giochi quella peggiore. Il contesto triste, anzichè instillare voglia di reagire, ha depresso molta gente. Le parole di Gattuso e Kakà - che nei giorni scorsi chiedevano a gran voce rinforzi - sono la spia: il gruppo è scarico, vede una situazione a cui non era abituato e chiama aiuti dall'esterno. Non c'è stimolo, non c'è nulla che accenda la luce. Non a caso gli unici continui sono quelli che la luce ce l'hanno gioco forza dentro: Pato e Paloschi, il cui sorpasso su Gilardino è sacrosanto. Chi di solito vive sui nervi - leggi Gattuso - è ai minimi storici. Le speranze di quarto posto sono ridotte al lumicino. Si dovrà ripartire quasi da capo e si dovrà shockare la squadra.

DiarioRossonero
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17/03/2008



Partita dai due volti: il più bel Milan della stagione lascia sul campo tutti i punti disponbili, pur meritandoli ampiamente tutti. Due volti per Seedorf, che è il migliore in campo ma anche quello che non chiude la partita. Due volti per Maldini, che è sempre grande ma commette il peccato originale sul gol. Ed i due volti di Kaka', che in una partita storta trova il guizzo.

Insomma, partita strana.

Kalac: 6. Giuly sbaglia a tirare, e lo inganna. Vucinic è solo contro di lui, e lo batte. Ormai è costante una considerazione quando si parla di Zeljko: incolpevole sui gol.
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