14/01/2007
C'era una volta Moggi. Colui che è stato tacciato come il carnefice del calcio italiano. Col suo "sistema" si è detto che la Juventus vinceva sempre, vinceva tutto. Era capace di controllare griglie arbitrali e far scattare le diffide proprio al momento giusto.
C'era una volta Meani. Il potentissimo dirigente del Milan, coaudivato da Adriano Galliani, controllava i guardalinee italiani, favorendo la squadra rossonera.
Poi è arrivato Guido Rossi, a ruota Borrelli e Palazzi. E i protagonisti di questa favola sono stati tutti puniti, penalizzati, retrocessi, radiati. Il calcio riscrive le sue regole.
Oggi c'è l'inter. Che porta sul petto lo scudetto dell'onestà, e sta per vincere lo scudetto della giustizia.
Lo scudetto del fallo che non c'è sul gol dell'uno a zero col Torino. Lo scudetto dei favori arbitrali palesi e imbarazzanti. Lo scudetto della rabbia per gli avversari, che devono subire e tacere perchè l'inter è giusta ed onesta.
Lo scudetto delle diffide che scattano al momento giusto. La lista è lunga e oggi si aggiungono Mutu e Ujfalusi proprio prima della partita di San Siro.
Lo scudetto del guardalinee che non chiama un netto fallo su Pizarro, consentendo al Messina di andare avanti e procurarsi il rigore che al novantesima la mette "a distanza di sicurezza".
Lo scudetto dell'arroganza di sentirsi forte. Ma giocare in 12, anche quando non giochi tu, non è essere forti. E' solo essere furbi. E quest'estate ci ha insegnato che la furbizia non paga.
Che l'inter si goda il suo secondo scudetto di legno. Se loro sono onesti, voglio l'indulto per Moggi.
MilanoRossonera © Devil1986