04/05/2009
Quota 70.
Torniamo per un momento sulla terra e pensiamo a quanto sia importante questo successo in chiave qualificazione-Champions. Fino ad un mese fa sembrava quasi improbabile, ed invece adesso siamo secondo con un comodo +4 sulla Juve sempre più spaccata dall'interno, che abbiamo strategicamente piazzato tra noi e le inseguitrici e che con questo andazzo rischia seriamente di essere cannibalizzata dalle affamatissime Genoa e Fiorentina che stanno chiudendo alla grande la stagione.
Certo, dobbiamo cercare di impedire alla Juve di compattarsi proprio domenica prossima, perchè superare indenni lo scontro diretto vorrebbe significare quasi certamente secondo posto messo in saccoccia, il che consentirebbe di affrontare le trasferte di Udine e Firenze con lo spirito di chi non ha nulla da perdere.
Una parola su Kaka', però, va spesa: quando lui gioca non ce n'è. La squadra gira e si vince sempre. Non averlo avuto per due mesi è stata una mazzata tremenda per la nostra stagione e ci ha praticamente tagliato le gambe sul più bello (considerata anche la pochezza atletica degli attaccanti di riserva).
27/04/2009
Non si vende Kaka'.
E' il Milan che è proprio diverso. Dida è lo stesso portiere che incassava gol da qualsiasi posizione, Maldini e Favalli non sono improvvisamente ringiovaniti, Seedorf è sempre quello che irritava tutti, Inzaghi è lo stesso giocatore della prima metà di stagione e il Pirlo è sempre lo stesso giocatore.
Qualche molla è scattata nella mente dei nostri. Più tranquilli, molto più concentrati e cattivi, molto più cinici. E poi c'è il Marsigliese, che è uno spettacolo.
La partita ha poco da dire, e non perchè il Palermo sia venuto a fare una scampagnata, ma solo perchè il Milan ha ucciso la partita nei primi dieci minuti, e poi si è limitato a controllarla bene come non si vedeva da tempo. Mi fa sorridere chi fa la bocca storta sui due rigori, ineccepibili in termini di regolamento.
Ed altri tre punti e si raggiunge quota 70, l'ideale per stare davvero tranquilli in chiave accesso diretto in Champions. Poi, è banale dire che da qui alla fine vincerle tutte è un obbligo, perchè così almeno ci divertiamo un po'.
Una raccomandazione: facciamo in modo che quest'anno questi ultimi due mesi non ci facciano scordare i precedenti sei. Per pietà.
20/04/2009
Ci siamo divertiti.
Come forse mai quest'anno, a San Siro. I primi sette minuti più di tanto non ci sorprendono: siamo subito in sofferenza, il Torino fa l'aggressivo e a noi questa cosa da un fastidio cane. Arretriamo, e sembriamo la squadra più battibile del mondo. Dopo quindici minuti scarsi, però, questa brutta sensazione lascia spazio ad un'emozione ancora più unica: il Milan corre. Lotta, morde le caviglie, pressa, si incazza. Insomma, il Milan fa la squadra, e i risultati non tardano ad arrivare.
Pippo fa le prove generali per la sua ennesima serata da rapace, Flamini mangia l'erba sulla fascia, resterà solo una striscia di terra, Pirlo grazie agli inserimenti torna sè stesso, Beckham è ormai la solita garanzia e persino Senderos dimostra invidiabile sicurezza.
Certamente merito dei tanti limiti del modesto Torino, ma è anche vero che si è andati anche in maggiore difficoltà contro squadre a mio avviso ancora più modeste.
Ad ogni modo è chiaro che il Torino, come un pugile che affronta al primo incontro un Tyson incacchiato di brutto, aspetta solo di beccare qualche colpo, e uno come Inzaghi non si fa certo sfuggire l'occasione: due palle sublimi di un Beckham lunare e due zuccate decisive, pratica archiviata. C'è tempo per vedere un Torino che "protegge" il due a zero, Ronaldinho che entra in partita ma non riesce ancora a cambiare passo (nonostante un assist al bacio per il terzo gol dell'uomo che non finisce mai), un Kaka' ringalluzzito, ma ancora in ritardo, che disperatamente cerca il gol e lo trova solo dal dischetto e infine il gol-ringraziamento di Ambrosini, che restituisce alla curva l'affetto pre-partita (abbiamo rinnovato a Dida, facciamo uno sforzo per Ambro).
Il Toro trova anche il gol della bandiera, e Dida subisce il primo gol dal rientro tra i pali. In linea generale un portiere che non fa più tremare ad ogni conclusione avversaria, o quasi.
11/04/2009
Eppure si deve parlare di calcio. Eppure è giusto ritornare ad un accenno di normalità, anche se di normale c'è di ben poco in questo sabato calcistico, giornata di vigilia di Pasqua. Nei cuori tanta tristezza, poca voglia di giocare ma tanta di aiutare a sperare chi di prospettive ne ha poche, da qualche giorno fa.
Minuti di silenzio da brividi quelli che scorrono su tutti i campi della Serie A, dal Bentegodi all'Olimpico, da San Siro a Bologna. Tanto dolore e tanta unità.
Poi c'è il campo. C'è il Milan che conosciamo: brutto, senza un gioco definito, cinico ed infame. Il Chievo gioca un calcio stentato, ma ci prova. Costruisce trame positive e si avvicina al gol. E' vivo. Noi "sopravviviamo" ormai da settimane, quasi sorpresi dal fatto di ritrovarci a -2 dalla Juve che giocherà solo la sera (perdendo pochi istanti fa, peraltro).
Ormai ci ritroviamo a dirci sempre le solite cose: così non si va avanti, il futuro è tutt'altro che roseo e va cambiato se non tutto, molto. Ma per oggi cerchiamo di arraffare questo piazzamento in Champions con le unghie, che poi si vedrà.
Paradossale che a punire il Chievo ci pensi il più opaco e contestato dei nostri, un Seedorf ormai indolente, abituato alle critiche e ai fischi che colpiscono lui, ma che in fondo non dovrebbero risparmiare nessuno. Perchè in questo collettivo nessuno può eccellere, nessuno può dare la scossa, e anche Kaka' si trova impigliato nel nostro momento mediocre. Ci consoliamo con la spensieratezza di Pato, e con la speranza che ci da la sua classe ed il suo potenziale enorme.
Tre fischi di chiusura, e torniamo ad aiutare chi merita. 48580, inviate un sms per festeggiare una vittoria pesante.